martedì 21 dicembre 2021

LA GIAZZER DI CALVAIRAA

Sul Secolo Illustrato della Domenica (supplemento gratuito per gli abbonati al quotidiano di Edoardo Sonzogno) nel suo numero del 23 gennaio 1893 ce ne fornisce due incisioni dal vero e una descrizione scritta in cui si parla di ben 150 persone occupate già da un mese, con una ventina di cavalli, a riempire la ghiacciaia: di finale copertura del ghiaccio con un alto strato di paglia, e di lavori di otturazione delle fessure e ricopertura del tetto a primavera, affidato ai “montagnee”, «non essendo i nostri contadini pratici del lavoro».
L’edificio a grotte si sviluppava per 80 metri di lunghezza, otto di larghezza e 15 di altezza: era proprietà dei conti Annoni, proprietari anche dei terreni attigui irrorati dalle acque della Martesana, garanzia di un’acqua «abbastanza pura» per tutti e di cospicui proventi nelle casse di famiglia. L’operazione della “piena” attirava non pochi curiosi in gita domenicale,, ricordando che nei secoli andati e sino agli ultimi anni del Settecento il ghiaccio, come il sale da cucina, era soggetto a privativa dei duchi e dei governatori della città.
Primo concessionario privato di stoccaggio e rivendita del “giass” sembra sia stato tale Francesco Gandini nel 1796. Gli ospedali erano regolarmente dotati di propri depositi, sistemati nei cortili in costruzioni circolari dall’aspetto di piccoli battisteri. I bombardamenti del 1943 hanno distrutto quelli della Cà Granda in via Festa del Perdono, mentre recenti lavori di scavo hanno in compenso ritrovato un ‘altra e piú vasta ghiacciaia cinquecentesca, circondata da locali di servizio e di deposito vini e alimenti, in un cortilone dell’Università Cattolica, già convento benedettino. Resterà in vista ai termini dei lavori per un nuovo edificio scolastico.

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